Verso la società moderna-pedagogia
La scuola assume il compito di:
- formare cittadini attivi e responsabili (funzione politica e morale),
- preparare lavoratori competenti (funzione economica),
- trasmettere i valori della modernità borghese: ordine, merito, disciplina e produttività.
In questo contesto nasce la pedagogia come disciplina autonoma, che riflette sul metodo educativo e sul modo in cui l’uomo apprende, cresce e si forma come cittadino.
Johann Friedrich Herbart (1776–1841)
Herbart è considerato il fondatore della pedagogia scientifica. Ritiene che l’educazione debba basarsi su due pilastri:
- l’etica, che indica il fine dell’educazione: formare un carattere morale e armonico;
- la psicologia, che spiega come funziona la mente e come si apprendono le idee.
L’educatore, conoscendo i processi psicologici, può guidare l’allievo verso il bene. L’educazione è quindi un processo razionale e sistematico, non solo un atto spontaneo.
Per Herbart, istruire significa anche educare. Ogni conoscenza contribuisce alla formazione morale, perché le idee plasmano il carattere. L’obiettivo è creare una “molteplicità d’interessi”: un individuo colto, equilibrato e curioso, capace di giudicare in modo autonomo.
Herbart formula un metodo didattico in cinque fasi, che avrà enorme influenza nella scuola ottocentesca:
- Preparazione – collegare le nuove conoscenze a quelle già note.
- Presentazione – introdurre il nuovo contenuto.
- Associazione – mettere in relazione vecchie e nuove idee.
- Generalizzazione – trarre concetti generali o regole.
- Applicazione – usare le conoscenze nella vita concreta.
È un metodo razionale, ordinato, e mette l’accento sul processo mentale dell’apprendimento.
Con l’Ottocento filosofico (Hegel in Germania, Gentile in Italia), l’educazione viene intesa come autoformazione dello spirito. Il soggetto non riceve passivamente conoscenze, ma si forma attivamente nel rapporto con il mondo e con il sapere. Il maestro diventa una guida del pensiero, non solo un trasmettitore di nozioni. L’educazione, per l’idealismo, è un atto morale e spirituale: non si limita all’istruzione, ma mira alla piena realizzazione dell’uomo come persona libera e consapevole.
Andrew Bell e Joseph Lancaster – Il Mutuo Insegnamento
Alla fine del Settecento, in Inghilterra, Bell e Lancaster ideano il metodo del mutuo insegnamento (monitorial system). Era una risposta pratica al problema delle classi molto numerose e della mancanza di insegnanti.
Gli alunni più bravi (detti “monitori”) insegnano ai compagni, sotto la guida del maestro. Le lezioni sono organizzate in modo ripetitivo e gerarchico. Si usano schede, lavagnette e ripetizioni collettive. Questo sistema permette di istruire centinaia di bambini con un solo insegnante, diffondendo l’alfabetizzazione a basso costo.
Le scuole di Bell e Lancaster si diffondono rapidamente in Inghilterra, Francia, Italia e altri paesi europei. Sono sostenute da governi e filantropi come mezzo per combattere l’analfabetismo di massa.
Nonostante il successo iniziale, il metodo viene criticato perché: troppo meccanico e basato sulla memorizzazione, riduce il maestro a sorvegliante, non stimola il pensiero critico. Per questo, nel tempo, viene sostituito da metodi più psicologici e individualizzati (come quello herbartiano).
Aristide Gabelli (1830–1891) e le “Lezioni di cose”
Gabelli, ispirato al positivismo, sostiene che l’educazione debba basarsi sull’osservazione e sull’esperienza diretta.
La conoscenza non si trasmette con parole astratte, ma nasce dall’esame delle “cose”, cioè degli oggetti reali, dei fenomeni naturali e delle esperienze quotidiane.
Il bambino impara meglio quando parte da ciò che vede e tocca. Per questo, l’insegnante deve guidarlo attraverso osservazione, confronto, deduzione e linguaggio, facendo della scuola un laboratorio di realtà. L’obiettivo è sviluppare ragionamento e curiosità, non solo memoria.
Sono il simbolo di una scuola attiva, concreta e laica. Contrapposte al nozionismo e all’autoritarismo, le “lezioni di cose” preparano il terreno alle future correnti dell’attivismo pedagogico (Dewey, Montessori, Decroly). Il bambino diventa protagonista del suo apprendimento, e la conoscenza nasce dall’esperienza vissuta.

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